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Applicazione delle politiche distrettuali alle filiere agroalimentari

Application of district policies to the agrifood value chains

Tipologia
Progetti finalizzati
Ente finanziatore
Regione Piemonte
Responsabile
Simonetta Mazzarino

Partecipanti al progetto

Descrizione del progetto

Le filiere agroalimentari coinvolgono una serie di attori e di fasi molto differenti per organizzazione e logiche di azione, con un raggio di azione più o meno ampio a seconda dello specifico comparto merceologico interessato. La fase primaria agricola è sistematicamente caratterizzata da elevata frammentazione e scarso potere contrattuale, sia a valle con i soggetti acquirenti che a monte con i fornitori, con una produzione che risente fortemente, sul piano qualitativo, delle metodiche seguite nei processi e dell’ambito territoriale nel quale essi si svolgono.

La fase industriale di trasformazione possiede una dimensione tale da esercitare un forte potere contrattuale sui fornitori di materia prima agricola (si pensi, uno per tutti, al settore lattiero-caseario), definendo in modo a volte anche molto circostanziato le caratteristiche della materia prima da avviare alle successive fasi di lavorazione.

La fase distributiva, sempre più caratterizzata da pochi operatori di grosse dimensioni, a sua volta esercita un’azione di forza sull’industria alimentare o sulle grosse centrali ortofrutticole di matrice agricola, per lo più orientata al contenimento del prezzo, allo scopo di mantenere un elevato grado di competitività sui mercati al consumo. La distribuzione finale dei prodotti agroalimentari si compie in taluni casi anche con il concorso di altri soggetti che pur essendo al di fuori della filiera strettamente intesa, svolgono un ruolo importante nel veicolare la conoscenza di prodotti agroalimentari di elevato standard qualitativo e dei territori cui essi sono legati.

In un quadro di relazioni tendenzialmente complesse tra fasi e operatori, continuare a ragionare in termini di filiera può diventare riduttivo e parziale, ostacolando la visione complessiva di un sistema che spesso va oltre la schematizzazione offerta dal concetto di filiera. Da questo punto di vista il concetto di distretto, che prende in esame tutte le connessioni che un comparto produttivo riesce ad attivare con le varie componenti (economiche, sociali, culturali, sportive, di ricerca, ecc.) localmente in essere, può fornire una visione più allargata della struttura produttiva della filiera, evidenziando in modo particolare i legami con il territorio che essa è in grado stringere.

Le misure di intervento politico tradizionalmente dedicate alla filiera possono così utilmente essere integrate da strumenti specificatamente implementati per i distretti, rafforzando i rapporti di collaborazione tra gli operatori di fasi contrapposte, e promuovendo “dal basso” iniziative produttive e/o organizzative coinvolgenti a vario titolo soggetti privati e pubblici in un circuito di azioni condivise aventi un obiettivo unificante di sviluppo territoriale comune.

 

All the food chains involve very different types of actors and phases, with a different product organization and different logics of action. The range of each chain can be more or less wide, depending on the specific product sector concerned. The primary stage is the agricultural phase, systematically characterized by high fragmentation and lack of bargaining power, downstream with purchasers as well as upstream with suppliers, with a production that is strongly affected, in terms of quality, by the production way followed in the processes and the geographical area in which they are held.

The transformation industrial phase has a larger size that allows it to have a strong bargaining power in buying agricultural raw material (think, one for all, to the dairy sector), fixing sometimes a very detailed characteristics of the raw material to start processing.

The distribution phase is increasingly characterized by few operators of very large dimensions that exert a great force on the food industry and on the agriculture cooperatives, mostly focused on the price containment, in order to maintain a high level of competitiveness on the consumer markets. The food final distribution in some cases is done with the assistance of other people (such as barmen, restaurant operators, hoteliers, etc.) playing an important role in conveying the knowledge of high quality standard products and of lands although outside the chain strictly speaking.

In a complex framework of relations between different phases and different operators, we have to think not only in terms of the supply chain because this can become too much reductive and partial, hindering the overall vision of a system that is often more complex than the schema provided by the supply chain. From this point of view the district concept, which looks at all the connections that a productive sector is able to activate with all the various components (economic, social, cultural, sports, researching, etc.) locally existing, can provide a larger overview of the supply chain, specifically emphasizing the relations with the territory that it is able to develop.

So the political intervention traditionally dedicated to the supply chain can be usefully integrated by political instruments specifically used for the districts, to strength the relations of cooperation between opposing phases players, and to promote "bottom-up" initiatives about production and/or organization, involving public and private subjects in shared activities with a unifying goal of common territorial development.

Risultati e pubblicazioni

Simonetta Mazzarino (a cura di), Produzione e commercializzazione del vino nell'Alto Piemonte, FrancoAngeli, 2012

Ultimo aggiornamento: 08/06/2015 13:34
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